Obsolescenza programmata: scelgo di riparare

L’obsolescenza programmata è una realtà e rispondo a questo nuovo sistema di produzione in modo attivo e propositivo: scelgo di riparare quando è possibile.

Riparare È un gesto nobile

Ieri ascoltando uno speech della conduttrice radiofonica Paola Maugeri mi sono trovata ad ascoltare parole che condivido pienamente e che spesso anch’io mi trovo a sostenere.

Parlando di obsolescenza programmata la conduttrice sosteneva che una risposta a questo problema, soprattutto ambientale, è quello di riparare e non gettare via.

Cosa c’è di così strano sembra una cosa ovvia, penserebbe mia nonna Vilma, invece sempre più spesso non si opta per questa soluzione nascondendoci dietro alla scusa del non c’è tempo ed in definitiva  è molto più sbrigativo ordinare, magari comodamente dal proprio divano, un nuovo oggetto.

 

‘Signora non le conviene ripararlo, costa meno comprarlo nuovo’

Sono appassionata di mobili second hand e per il mio lavoro di interior mi capita spesso di riutilizzare arredi dei mie clienti pensandoli in una nuova veste. Alcune volte clienti molto creativi e con una grande manualità pensano in autonomia a risistemare quello che serve, invece quando mi rivolgo ad artigiani, proprio come fa notare la conduttrice durante il video, la risposta è spesso, anzi quasi sempre, questa: “Le conviene di più comprarlo nuovo!”

Quando mi sento dire questa frase mi sale il nervoso. Mi chiedo sempre: ‘A chi conviene?’

Forse apparentemente al nostro portafogli, ma a dirti la verità alla lunga questa economia dell’usa e getta a poco prezzo non giova neanche a quello; ci sembra di spendere poco, ma se tenessimo i conti in realtà non è così (e lo dico perché i conti ho iniziato a tenerli scritti nero su bianco e ho visto come tanti oggetti a poco prezzo alla fine sono comunque una spesa).

Sicuramente non giova a chi lavora a salari non consoni a permettere ad un essere umano di vivere come è giusto che un essere umano viva.

Non giova all’ambiente perché questo provoca un aumento esponenziale dei rifiuti.

Io insomma tutta questa convenienza proprio non la riesco a vedere e per questo, quando possibile, cerco sempre di scegliere di riparare invece che gettare.

 

FATTO PER ‘NON’ Durare

L’obsolescenza programmata non riguarda solo telefoni e computer. Anche l’arredo spesso quello a basso costo è facilissimo da montare ma ti sei mai chiesta perché non lo è altrettanto nello smontaggio e perché mobili di 50 anni fa, che hanno fatto ben più di un trasloco, si possono ancora montare e smontare senza che il mobile debba essere gettato.

 

Nei miei spazi di lavoro o di vita non manca mai qualche arredo salvato al suo destino di discarica, perché pareti o amici quell’oggetto volevano buttarlo. Per me è un richiamo fortissimo, forse una missione, infatti a mio sentire anche gli oggetti hanno “un’anima”: portano in sé l’energia di chi li ha creati e di chi li ha usati. È sempre un peccato non dargli una seconda possibilità.

 

Per il mio laboratorio di cui ti ho parlato qui ho riutilizzato un vecchio armadio, che mia zia voleva buttare, trovando così una soluzione al mio bisogno di stoccare il materiale e avere anche una postazione pc in più.

 

Restyling, nuova vita ad arredi e spazi abitativi

Ho ripensato e riprogettato questa parte della casa, verificate le mie idee attraverso i disegni io e il mio compagno avevamo tutti gli strumenti per poterci mettere all’opera per questo restyling: abbiamo dipinto l’armadio, carteggiandolo con una carta vetrata a grana fine e abbiamo testato la vernice sulla parte in tessuto delle ante per verificare che il colore rosso non creasse una nuance rosa.  Daniele, che ha conoscenze di lavorazione del legno, ha sostituito le cerniere delle ante e creato le mensole che mi servivano.

Il recupero degli arredi è stato un lavoro di squadra: divertente, creativo, ecologico, non super economico, ma ne è valsa la pena!

 

Se invece non ami come noi il fai da te oppure vuoi un risultato molto professionale allora è giusto e consigliabile delegare questo ad artigiani professionisti (non ti lasciare scoraggiare però se ti suggeriscono di comprarlo nuovo).

 

 


Il divano e sgabelli che vedi nella foto sono second hand, il mobile anni ’70 ridipinto e scrivania a muro fatta artigianalmente con tavole di legno ricavate da scarti gli altri arredi facevano già parte della casa, così da ridurre l’impatto ambientale del progetto di restyling.

 

Spero di averti dato spunti utili e mi piace immaginare che ora stai pensando a quella vecchia sedia in garage che sarebbe perfetta magari sul terrazzo con quel cuscino coloratissimo…

Grazie per essere stata in mia compagnia

 

Vorresti vivere in uno spazio che rappresenta più profondamente te e le persone con cui vivi? Facciamo una chiacchierata potrei esserti d’aiuto

 

Tane e nidi in cui stare bene

 

 


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Mentre questo è il video di |Paola Maugeri| di cui ti ho parlato

Se vuoi sapere qualcosa in più dell’obsolescenza programmata ti lascio qui un articolo che ho trovato interessante su |Wired.it|

 

 

 

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